venerdì 29 ottobre 2010

La compagnia dell'Anello (e non solo...)

Partirono in 9 da Gran Burrone per portare l'Unico Anello a Mordor e gettarlo nel calderone di Monte Fato, ma non tutti tornarono...
Quella che vediamo è una raccolta di miniature in metallo della GW in scala 28mm, della serie "Il Signore degli Anelli":
 Qui ci sono Frodo, nipote di Bilbo e Portatore dell'Anello ed il suo inseparabile amico Sam:

 ...qui Gandalf il Grigio...

...e qui Aragorn, il Ramingo che cela un doloroso segreto:

Ora è la volta di Merry e Pipino, Hobbit intrepidi (ed incoscienti), coinvolti in vicende più grandi di loro:

Di seguito troviamo Boromir, accecato dal potere e destinato ad un tragico riscatto:

...e per ultimi, ma non meno importanti, ecco Legolas e Gimli:
 
I due, dapprima divisi dall'atavica diffidenza tra Elfi e Nani, impareranno a rispettarsi reciprocamente.
 

Ma c'è un intruso!
Sì, è proprio Saruman, con tanto di Palantir in mano, ritratto prima che la sua torre fosse distrutta dagli Ent!

Le miniature sono state disegnate sulla base dei film (sì, lo so che i puristi staranno già storcendo il naso, ma tant'è...) e i figurini sono già assemblati, per cui occorre solo fare attenzione a ripulire per bene i pezzi prima di usare il primer.
Le basette sono ricoperte di vinavil ed erba da presepe, mentre l'espositore è stato acquistato per pochi soldi in edicola: faceva parte di una raccolta a fascicoli per figurini militari da collezione.

A presto!

giovedì 28 ottobre 2010

Il dio del tuono (Karl Gerat 040 - 041)

Per venire incontro all'esigenza dell'esercito di un mortaio di grosso calibro con cui distruggere qualunque tipo di fortificazione, gli ingegneri tedeschi elaborarono il pezzo di artiglieria semovente di calibro più grande della storia: il Karl Gerat.
Prodotto in soli 6 esemplari operativi (più uno per i test di sviluppo), aveva una bocca da fuoco da 600 mm (mod. 040). In seguito si adottò anche una canna da 540 mm (mod. 041), completamente interscambiabile con la precedente. I 6 mezzi avevano nomi evocativi: Adam, Eve, Odin, Thor, Loki, Ziu; ovvero: il primo uomo, la prima donna e quattro divinità del pantheon germanico.
Nelle foto vediamo il numero IV (Thor), in calibro 540 mm:
Il mezzo è affiancato da un carro portamunizioni:
Il mortaio aveva la canna rigata ed una gittata di 6 km con le granate pesanti (circa 2 tonnellate) e 10 km con quelle leggere (circa 1,3 tonnellate).
In questa immagine si vede la slitta con lo stantuffo per inserire i colpi nella culatta, sotto la quale si trova la postazione di guida:
Notare che il mezzo aveva la bocca da fuoco rivolta verso la coda, in modo da consentire un più veloce disimpegno dopo il bombardamento ed evitare il tiro di controbatteria. Certo, la velocità era relativa, date le 124 tonnellate di peso: solo 10 km/h.
 
L'alzo arrivava a circa 70° in elevazione. Sul lato dell'affusto si legge il nome del mezzo:
I carri portamunizioni (2 per ogni Karl Gerat) erano dotati di verricello per le operazioni di carico:
Prodotti su scafo panzer IV, avevano un vano di carico completamente blindato e nessun armamento difensivo:
Qui si possono apprezzare le diverse dimensioni dei due tipi di granata a disposizione:
Entrambe i mezzi sono nella colorazione standard a tre toni (ocra, verde e marrone rossiccio), anche se con un disegno inconsueto.
Lo spostamento era un grosso problema, che venne risolto in due modi: per i brevi tragitti, ovviamente, il mortaio si muoveva sui suoi cingoli, mentre per viaggi più lunghi poteva essere smontato e trasportato su camion appositamente progettati.
Ove disponibile, si ricorreva al trasporto ferroviario...
... per il quale si utilizzavano due carri appositamente modificati con grandi ponti elevatori cui si poteva agganciare il veicolo.
In queste foto vediamo il "Loki", in calibro 600 mm, pronto per un viaggio su ferrovia.
I cingoli venivano bloccati con tiranti lungo le fiancate, lo scivolo per la culatta smontato e le pedane laterali per gli operatori venivano ripiegate verso l'alto. In queste immagini i vagoni di trasporto sono nel grigio tipico del materiale rotabile delle ferrovie tedesche, ma alcune foto sembrano mostrare qualche tipo di mimetizzazione anche per loro.
I mortai parteciparono all'assedio di Sebastopoli ed alla repressione della rivolta di Varsavia; almeno uno è stato utilizzato, senza successo, per distruggere il ponte presso Remagen, nel tentativo di arginare l'invasione della Germania da parte degli Alleati. Attualmente ne è rimasto un solo esemplare, conservato presso il museo dei corazzati di Kubinka, in Russia.

I modelli raffigurati in azione sono in scala 1.35 (Tamiya - Trumpeter), mentre quello su rotaie è in scala 1.72 (Tamiya).

Per una rassegna di film di guerra cliccate qui.

A presto!

Bis zu Ende!

Ovvero: fino alla fine!
Berlino, 1945: il Reich gioca le sue ultime carte in una disperata resistenza all'interno della propria capitale:
Tra le macerie degli edifici, combattendo casa per casa e piano per piano, gli ultimi difensori tedeschi mettono in campo il meglio della tecnologia a disposizione.
Il carro armato è un Panzer V Panther G con sistema a infrarossi FuG 120, il primo sistema di visione notturna mai usato in battaglia:
L'apparecchiatura è agganciata sulla cupola del capocarro ed utilizza un piccolo faro infrarossi con relativo cannocchiale. Per "illuminare" zone più ampie era stato sviluppato un grande riflettore che veniva montato sul semicingolato Sd.Kfz. 251, che affiancava i carri durante le manovre notturne; il sistema era denominato "Uhu" (gufo).
Il Panther aveva già fornito la base di sviluppo per un carro-soccorso, il Bergepanther, e la versione G è stata l'ultima messa in produzione; lo scafo non aveva più l'apertura del visore per il pilota, cui rimaneva solo il periscopio sulla botola di accesso per vedere all'esterno, mentre il treno di rotolamento era interamente in acciaio, senza la bordatura in gomma (materiale ormai introvabile) e lo scafo aveva perso il caratteristico "dente" sulla parte posteriore delle fiancate. La mimetica è del tipo "da imboscata", ma il fondo è rossiccio, non ocra, perchè, a causa della mancanza di materiali, verso la fine della guerra si cominciò a lasciare a vista il primer antiruggine, utilizzando l'ocra (dunkelgelb) e il verde (feldgrun) per realizzare le chiazze; anche la mancanza di stemmi nazionali e divisionali è sintomatica della condizione di emergenza del periodo.
Data la necessità di fare fuoco dall'interno dei veicoli o dietro gli angoli, venne creato un adattatore curvo con relativo specchio, da applicare sulla volata della canna dei fucili: è questo dispositivo che sta usando il primo uomo della fila (visibile anche nella foto precedente):
Un bel primo piano di un soldato che indossa una delle tante versioni di casacca mimetica utilizzate durante la guerra; questa, in particolare, aveva fondo verde con chiazze rossicce e puntini verde scuro sparsi su entrambe i colori:
Ora un primo piano su un'altra invezione dell'epoca: il sistema Wampyr.
In pratica, era la versione leggera del faro infrarossi usato sui carri armati e consisteva in un proiettore montato sopra un particolare mirino a cannocchiale in grado di riceverne i segnali; l'alimentazione era fornita da batterie portate come zaino dai soldati.
La mimetica dei pantaloni e del telino sull'elmetto è del tipo standard: fondo marrone, chiazze verdi e ocra e puntini in due toni aggiuntivi di verde e marrone. L'uomo sullo sfondo a destra, visibile meglio nella foto precedente, indossa un tipo di mimetica poco comune, prodotta nell'ultimo periodo di guerra, con fondo marrone rossiccio e chiazze color sabbia.
Il soldato in primo piano sta lanciando una granata da fucile mediante un adattatore montato sulla canna del Karabiner 98K, mentre l'uomo all'estrema sinistra nella foto sotto sta utilizzando un lanciarazzi multiplo antiaereo:
Arma poco più che sperimentale, è dubbio il suo utilizzo effettivo durante la guerra; rimane comunque come antesignano dei moderni sistemi antiaerei spalleggiabili.
Gli uomini con il Wampyr e quello con il lanciarazzi indossano l'ultima versione della giacca da combattimento: copiata dalla "battledress" britannica, era più corta e di colore più grigio che verde, a causa dell'impoverimento dei materiali di produzione; notare il soldato in primo piano, che ha una versione mimetica rara di questa giacca: fondo ocra chiaro con strisce orizzontali irregolari in più tonalità di verde.

Il diorama è in scala 1.35, con mezzo e figurini Tamiya; fondo stradale in vacuform ed edificio in gesso dipinto con vernici spray e lavature in nero; lampione in plastica della Tamiya.
Tutti i particolari sono dipinti a pennello con vernici acriliche.

Guarda il mezzo dal vivo.
Musica consigliata: Attero Dominatus

A presto!

mercoledì 27 ottobre 2010

Blitzkrieg!

Ovvero: guerra lampo!
Era questo il nuovo concetto strategico su cui si basarono i grandi successi tedeschi all'inizio della seconda guerra mondiale.
Conscio delle potenzialità del carro armato, nuova arma da poco entrata in servizio, il generale Heinz Guderian elaborò un nuovo metodo di utilizzo dei corazzati (in parte già sviluppato dagli inglesi), che ne prevedeva la concentrazione su un punto di massimo sforzo (Stutzpunkt) per lo sfondamento delle linee nemiche ed il conseguente aggiramento del fronte, accerchiando l'avversario e dividendolo in sacche più piccole da eliminare con la fanteria. La lenta artiglieria trainata venne sostituita dai bombardieri a tuffo Stukas: in tal modo l'esercito del Reich ebbe ben presto ragione delle truppe corazzate francesi, la cui dottrina d'utilizzo prevedeva ancora lo sparpagliamento dei mezzi in piccoli gruppi d'appoggio alla fanteria:
Qui vediamo le truppe tedesche che entrano in una cittadina francese, mentre due carristi sconfitti abbandonano il mezzo danneggiato (un Hotchkiss H35) e si avviano alla prigionia:
Un carro 35(t) sfila lungo la strada, affiancato da una squadra cacciacarri, armata di fucilone anticorazzato.
Il panzer 35(t) era di produzione cecoslovacca (la "t" della sigla indica la nazione di provenienza in tedesco, non il peso); dopo l'annessione del Sudetenland nel 1938 e l'invasione del resto del Paese, la Wermacht (l'esercito tedesco) si impossessò delle fabbriche Skoda, continuandone la produzione.
In molti punti il mezzo era superiore al Panzer I e si rivelò un'ottima base per lo sviluppo di molti altri mezzi durante il conflitto, tra cui i cacciacarri Hetzer e Marder.
Qui sotto vediamo due carristi davanti al loro Panzerjager I: un cacciacarri creato unendo lo scafo del Panzer I al cannone anticarro cecoslovacco da 47 mm:
Dal retro possiamo vedere l'interno del mezzo con la culatta del cannone. In pratica, il Panzerjager I fu una soluzione d'emergenza per sopperire alla mancanza di cacciacarri semoventi e fu abbandonato appena furono disponibili mezzi più efficienti.
Tutti i carristi indossano la tenuta nera delle truppe corazzate, con il berretto ampio e floscio che fu sostituito già nel 1941 con la bustina nera, a causa della scomodità nell'utilizzo con le cuffie. I soldati indossano la prima versione della tenuta da combattimento, con giacca grigioverde (feldgrau) e pantaloni grigio topo.

I mezzi tedeschi sono della Italeri, il carro francese è della Trumpeter, con figurini Dragon; anche le rovine sono della Italeri, mentre il mattonato stradale è autocostruito in Das. Piccole schegge di mattoncini in cotto e brecciolina simulano le macerie.
La colorazione dell'edificio in rovina è realizzata con un fondo spray e lavature in nero.

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A presto!

Riparazioni campali

Rifornimenti e riparazioni sono indispensabili per mantenere l'efficienza dei mezzi. In questa officina da campo uno Sturmtiger ed una Kubelwagen vengono sottoposti a revisione:
Una foto ravvicinata ci mostra l'esterno, piuttosto rovinato, del casolare e parte delle attrezzature, tra cui un compressore per le pistole a vernice:
Ed ecco lo Sturmtiger.
Sviluppato per il combattimento urbano, utilizza lo scafo del carro Tiger su cui è stata montata una casamatta che ospita un mortaio per proietti-razzo da 380 mm di calibro: la sua funzione era abbattere interi caseggiati. Sviluppato dopo la battaglia di Stalingrado, venne utilizzato anche durante la rivolta di Varsavia del 1944.
Mentre un soldato sta ultimando la verniciatura con dei ritocchi a pennello, possiamo notare che la parte bassa del mezzo è coperta dallo zimmerit:
Per il traino di questi mezzi si utilizzavano fino a tre semicingolati FAMO collegati in colonna, date le circa 70 tonnellate di peso.
Guardando dal retro, vediamo il verricello per issare i proiettili nel mezzo e due meccanici all'opera sul motore Maybach:
In questa foto si vede meglio il vano per la ricarica dei razzi, con il portello appoggiato sul tetto del mezzo:
Dall'altro lato dell'aia c'è una Kubelwagen, veicolo progettato dall'ingegner Porsche e onnipresente su tutti gli scenari operativi, che ha qualche problema al motore:
Il diorama è in scala 1.35 con figurini e mezzi Tamiya, salvo lo Sturmtiger, che è della Italeri, unica casa ad offrire dei mezzi con lo zimmerit di serie nelle stampate.
Il casolare ed i tetti sono due kit in gesso della Verlinden dipinti con vernice spray e lavature in nero, mentre le grondaie sono costruite con cannucce flessibili tagliate a metà e dipinte in nero, con passate di pennello asciutto in marrone rossiccio per simulare la ruggine.
Per il mimetismo, il corazzato è nello standard a 3 colori, mentre la Kubelwagen è in ocra a strisce verdi; notare l'assenza di stemmi nazionali e divisionali sul mezzo pesante, come divenne piuttosto comune nell'ultimo anno e mezzo di guerra.

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A presto!

The bunker

Il diorama in questione non c'entra nulla con il film horror dal titolo omonimo, ma non ho saputo resistere...

Ma veniamo a noi: le comunicazioni al fronte sono da sempre un grosso problema per i comandanti; in passato si risolveva con trombe e bandiere, poi il numero di uomini e la complessità delle manovre sono aumentati e la tecnologia è venuta in aiuto con la creazione della radio.
Nelle foto vediamo un centro comunicazioni tedesco protetto da un bunker semi-interrato che prosegue nel suo lavoro di smistamento delle comunicazioni mentre un cannone contraereo respinge un attacco:

 Nell'angolo a sinistra si vede il carrello per il trasporto del cannone.
Il cannone Flak 38 a tiro rapido da 20 mm era un'ottima arma, che venne anche montata su vari mezzi per renderla semovente e consentirne l'utilizzo in difesa delle colonne in movimento:
 Notare sulle controspalline dell'uomo in primo piano a destra il bordino rosso (waffenfarbe) dell'artiglieria:
 A terra vediamo i caricatori già utilizzati, mentre l'arma viene rifornita di continuo dai serventi:
 Alcuni soldati hanno mimetizzato gli elmetti con della vernice ocra, ma tutti indossano l'uniforme grigio-verde (feldgrau) senza elementi mimetici:
 Ed ecco la sala comunicazioni:
 Gli operatori lavorano alle radio, mentre un ufficiale raccoglie i dispacci per i superiori:
I figurini sono in plastica e in scala 1.35 di varie ditte; il bunker è in plastica e l'interno è autocostruito con fogli di plasticard da 0.75 mm di spessore. Per riprodurre le linee di colata del cemento ho usato parti dello sprue (le stampate che reggono i pezzi) dei figurini scaldandoli su una candela e stirandoli per ottenere dei fili da incollare alle pareti.
La colorazione è realizzata con vernice spray e lavature in nero.
Brecciolina ed erba da presepe completano lo scenario.

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A presto!