lunedì 29 novembre 2010

Ferri del mestiere

Ovvero: una rassegna degli attrezzi utili ai modellisti.
Cominciamo con le lime: ottime per ripulire i pezzi dai difetti di stampaggio, ne esistono di varie sezioni, anche se le più usate sono quella a coda di topo (seconda da destra) e quella quadrata (quarta da destra).
Di seguito troviamo le tronchesine a taglio angolare (in giallo) e a taglio dritto (in blu, al centro): mai staccare i pezzi dalle stampate con le sole mani!
Le pinzette raffigurate sono del tipo da elettricista, con la testa piatta (in blu, a destra), a coda di topo (in alto a sinistra, utili per piegare i pezzi piccoli e in fotoincisione) e a becchi curvi (in alto a destra, per posizionare parti minute in punti di difficile accesso):
Passando oltre, abbiamo un set di pinzette per la manipolazione dei pezzi più piccoli (molto utili quelle a rilascio, a sinistra), un taglierino (cutter) e vari tipi di colla; personalmente, io uso l'Attak per l'assemblaggio generale, l'attaccatutto in tubetto per le ampie superfici e la "Repair Extreme" (Pattex, tubetto piccolo in giallo e nero) per gli assemblaggi più ostici. Per caso, ho scoperto che due pezzi in metallo bianco si incollano più facilmente se si mette l'Attak su uno e la Repair Extreme sull'altro!
Non ho inserito nella foto il Vinavil, che è però indispensabile per fissare sabbia, erba e quant'altro sulle basi dei modellini, inoltre non scioglie il polistirolo.
Non devono mancare le pinzette a molla per serrare i pezzi durante l'incollaggio o afferrare quelli più piccoli durante la colorazione. Notare il tipo in alto a sinistra, che dispone di un blocco per regolarne l'apertura:
Volendo effettuare modifiche sui pezzi, potrebbe rivelarsi utile un saldatore a stagno (o un pirografo) con punte intercambiabili di varia forma. In questo caso, il supporto incorpora anche due bracci apribili con pinzette di sostegno.
Io lo uso principalmente per realizzare lo zimmerit sui carri armati, ma si è rivelato valido anche per piegare i pezzi in plastica o simulare ammaccature.
Per concludere, un minitrapano a velocità variabile con un vasto allestimento di punte e frese risolve qualunque necessità possa presentarsi.
Notare come l'attrezzo sia di marca totalmente ignota al grande pubblico: è più economico e parimenti affidabile di quelli di marca, inoltre è totalmente compatibile con tutte le punte e gli accessori di ricambio più diffusi in commercio.
Per quanto riguarda colori e pennelli, consiglio di frequentare i settori belle arti delle grandi ferramenta e dei centri commerciali: i colori acrilici in vendita in questi negozi hanno più o meno tutti la stessa resa (a meno che non si cerchino effetti particolari), lo stesso per i pennelli, che tenderanno comunque ad usurarsi più rapidamente sulle superfici irregolari dei modellini che non sulle tele. Ricordate di comprarne di veramente economici per praticare il metodo del pennello asciutto (drybrush)!
Tutti gli oggetti elencati sono stati acquistati nei discount (LIDL) o durante i saldi nei centri commerciali: la quasi totalità degli attrezzi da modellismo può essere sostituita efficacemente con surrogati non specialistici a prezzo decisamente inferiore.
L'elenco non è completo e non potrebbe mai esserlo, date le diverse necessità e i diversi approcci individuali ai problemi, ma spero sia comunque utile, e ricordate che lo strumento più importante è sempre il tavolo da modellismo.


A presto!

Sancta Sanctorum: il tavolo da modellismo

Punto centrale dell'hobby in scala ridotta è il tavolo da modellismo:
Il tavolo stesso è lo strumento più importante: un posto dove operare e dove lasciare gli attrezzi e i modellini in fase di ultimazione, senza che nessuno debba aver motivo di metterci le mani!
Cominciamo il giro turistico, e, procedendo da sinistra verso destra, troviamo due scatole piene di barattoli di colore di varie marche, acquistati a seconda delle necessità e dei prezzi: in tutta onestà, non ho trovato differenze di resa tali da giustificare prezzi esagerati; lo stesso dicasi per i pennelli.
Per facilitare il mescolamento delle vernici prima di usarle, ho inserito nei barattoli dei piombi da pesca da 5 grammi: sono efficaci e di poco prezzo.
Nel portapenne in alto ci sono le lime ed accanto vediamo stuzzicadenti, taglierino e collanti vari:
Al centro c'è un'altra scatola con i colori di uso più frequente, con relativa vaschetta per acqua con portapennelli incorporato (acquistata da LIDL per pochi euro).
I grossi cosi di plastica sulla sinistra sono i piedistalli delle uova di Pasqua, riciclati come appoggi sopraelevati per dipingere i figurini con più comodità, mentre i bicchierini al centro sono ex-misurini per il collutorio, che utilizzo per mescolare i colori (i misurini, non il collutorio!).
Domina la scena il sottomano che protegge la scrivania, su cui ho poggiato un tagliere IKEA in plastica, sottilissimo e resistentissimo, che reca i segni di molte battaglie:
Sulla destra troviamo l'attrezzatura pesante.
Accanto al telefono ci sono il morsetto da banco ed il minitrapano, mentre sulla sinistra vediamo il saldatore a stagno e, al di sopra, tronchesine, pinzette, pinza a becco e succhielli, appesi alla parete della libreria con due sostegni magnetici IKEA:
Continuando il giro, abbandoniamo il tavolo e troviamo l'indispensabile cassettiera portaminuteria (pochi euro da OBI), al di sopra della quale spiccano la radio e la luce spot a batteria.
Si notano pure una lente d'ingrandimento da tavolo ed alcuni attrezzi di riserva.
Ancora oltre, vediamo il portarotolo realizzato con un gamba di tavolo di metallo (OBI) fissata al muro.
Lo spago per arrosti che c'è accanto simula perfettamente il cordame nei diorami.
Sulla sinistra, lo stucco da muri, la pasta abrasiva (utile per togliere i residui di colla e vernice dalle mani) e una minima parte dei volumi necessari a documentarsi:
Sulla parete alle spalle della postazione è appesa un'ulteriore cassettiera (LIDL) per catalogare i pezzi d'avanzo:
In ultimo, parliamo dell'illuminazione.
Non si può fare a meno di una lampada da tavolo orientabile con lampadina a risparmio energetico a luce rigorosamente fredda (solare), in modo da avere una visione chiara della resa dei colori utilizzati.
La stessa lampadina (non è necessario che sia di marca) va applicata al modello illustrato di lampada con lente d'ingrandimento, che consente una precisione maggiore nel dettaglio dei pezzi.
Al centro del tavolo si nota una banalissima pedana rotante in plastica (le sottomarche vanno bene come i modelli più costosi), che si rivela indispensabile per accedere a tutte le parti dei modellini più ingombranti e consente lo studio delle ombre per le successive lavature e lumeggiature:
Quanto illustrato è stato realizzato in base alla mia esperienza di modellista, ma è ovvio come non ci sia uno standard assoluto; quello che posso dirvi senza remore è di trovarvi un posto tranquillo, illuminato ed arieggiato, non occorre che sia anche particolarmente spazioso.


A presto!

Carica di storia (USS Missouri)

Varata nel 1944, partecipò alle operazioni contro Iwo Jima ed in seguito ospitò la firma della resa ufficiale del Giappone (2 settembre 1945) al termine della Seconda Guerra Mondiale: è la corazzata Missouri.
Dopo la Guerra di Corea fu posta in riserva per circa 30 anni; dopo il raddobbo ed il rientro in linea nel 1986, partecipò alla Prima Guerra del Golfo. Attualmente, è un museo galleggiante ancorato nel porto di Pearl Harbor.
Nelle foto si vedono le torrette con i calibri principali da 406mm e gli innumerevoli pezzi di calibro inferiore, che costellano la nave per tutta la sua lunghezza:
Come d'uso durante la Seconda Guerra, la Missouri imbarcava due idrovolanti per la ricognizione, che venivano fatti decollare per mezzo di catapulte idrauliche e recuperati con una gru:
Dati tecnici:
Dislocamento: 59300 t; lunghezza: 271,27 m; larghezza: 32,92 m; equipaggio: 2788.

Modello in plastica della Hasegawa in scala 1.250.
Splendido il dettaglio delle molte parti da assemblare, con poche stuccature da fare.
La striscia nera sullo scafo si realizza con mascherature e vernice spray ; non ho applicato lavature per mantenere un aspetto "da collezione".

Per una panoramica sui film di guerra cliccate qui.

A presto!

giovedì 25 novembre 2010

Scatole di latta (M13-40)

Era questo l'appellativo poco lusinghiero con cui erano chiamati i carri armati M13-40 in dotazione al Regio Esercito:
Dotato di un cannone da 47mm, per un peso di 13 tonnellate e con 4 uomini d'equipaggio, fu il corazzato maggiormente prodotto dall'Italia durante la Seconda Guerra Mondiale e operò su tutti i teatri, dall'Africa alla Russia.
Nella vista frontale si nota l'armamento secondario, composto da due mitragliatrici Breda in postazione binata nella sovrastruttura ed una terza coassiale al cannone; ne era prevista anche una quarta sul tetto della torretta, in funzione contraerea.
I parafanghi coprivano i cingoli per tutta la loro lunghezza, ma spesso ne veniva rimossa gran parte in zona d'operazioni.
Già nel 1940-41 il mezzo risultava inferiore ai pari classe degli altri Paesi. La rigidità dell'acciaio e la sua bassa restistenza agli urti, nonchè la scelta di imbullonare le lastre tra loro, anzichè saldarle, faceva sì che la struttura tendesse a spaccarsi all'impatto dei proiettili anticarro. Per questo motivo, i carristi italiani furono i primi ad utilizzare i sacchi di sabbia come corazzatura aggiuntiva sul muso dei mezzi.

Modellino in plastica, in scala 1.35 della Italeri.
Il colore di fondo è stato lavato in nero e trattato a pennello asciutto in colore metallico sui punti in cui la vernice tendeva a cedere. Una generosa lavatura in marrone rossiccio sulla parte bassa dello scafo simula la sabbia delle zone africane in cui il mezzo ha estesamente operato.

Per una rassegna di film di guerra cliccate qui.

A presto!

La guerra del tenente Indro

Indro Montanelli, giornalista, scrittore e storico, scomparso nel 2001, partecipò con il grado di tenente alla guerra d'Etiopia del 1935. Inquadrato nel XX Battaglione Eritreo, era al comando di una squadra di Ascari, inquadrati nel Regio Esercito:
Gli Ascari erano i componenti delle truppe coloniali italiane, reclutati tra la popolazione locale in Libia ed Eritrea.
Sulla spalla spiccano i gradi da Bulucbasci (Sergente), mentre la fascia ventrale riporta i colori del battaglione.
L'arma in dotazione è il fucile Carcano mod.59 in calibro 6.5mm a ripetizione manuale, lo stesso della fanteria nazionale.

Modellino in scala 54mm, interamente in metallo.
Una volta ripulito dagli sfridi dello stampo, ho coperto il tutto con un primer nero, su cui ho poi proceduto con la verniciatura. Una lavatura in marrone per l'incarnato ed in nero per tutte le altre parti ha creato l'ombreggiatura necessaria.
La base è una rondella di marmo, prelevata da un vecchio trofeo.

Per alcuni film in tema, vi rimando alla rubrica cinema e modellismo - guerra.

A presto!

mercoledì 24 novembre 2010

Tecniche e suggerimenti

Vi propongo alcune dritte e curiosità che ho ricavato dalle fonti più disparate.

Schizzi di fango:
Per riprodurre degli schizzi di fango su un modellino basta bagnare un vecchio spazzolino da denti nel colore diluito, accostarlo al modello e far scorrere sulle setole uno stuzzicadenti, partendo dall'estremità più lontana e tirandolo verso di sè; ripetendo il procedimento con più tonalità si avrà un effetto più realistico.

Zolle:
Il fango e le zolle di terra attaccatesi al mezzo si realizzano con pezzetti di stucco da muri incollati al modellino, lasciati asciugare e poi dipinti.

Metallo ossidato:
Attenzione ai tubi di scappamento dei veicoli: le marmitte saranno arrugginite a causa del calore, quindi vanno dipinte in nero opaco e trattate a pennello asciutto con un marrone rossiccio. Lo stesso dicasi per tutte le superfici metalliche che si riscaldino nell'originale e per i cingoli.

Zimmerit:
Lo zimmerit era una pasta di solfato di bario (40%), polivinilacetato (PVA) per il 25%, pigmento ocra (15%), segatura (10%) e solfito di zinco per il restante 10%, che serviva ad evitare che le mine magnetiche si attaccassero alle corazze dei mezzi. Fu sviluppata dopo la battaglia di Kursk del luglio 1943, ed applicata sui corazzati fino a quasi tutto il 1944, quando fu accantonata, poichè c'era il dubbio (mai confermato dai test) che l'esplosione dei proiettili anticarro potesse incendiarla. Su carri e cacciacarri si ottiene con un saldatore a testa piatta appoggiato sulle superfici o sovrapponendo un sottile strato di stucco al modello e poi imprimendovi le tacche con un giravite a taglio.

Mimetica dell'esercito tedesco (II GM):
La mimetica più comune indossata dai soldati tedeschi durante la II GM (dal 1943 in poi) era nota come Platanenmuster: Si realizza con un fondo marrone con chiazze verdi e ocra e puntini, dati con uno stuzzicadenti, in due toni aggiuntivi di verde e due di marrone. Ci sono molte altre versioni, utilizzate più o meno discontinuamente da vari reparti, per le quali rimando ad altre fonti.

Mimetica dell'aeronautica tedesca (II GM):
La mimetica dell'aeronautica tedesca (Luftwaffe) aveva una base grigio-verde molto chiara con chiazze squadrate in verde e marrone.

Mimetica italiana (II GM):
La mimetica italiana della II GM (rimasta in uso fino all'adozione della combinazione NATO), spesso indossata dai soldati tedeschi dopo l'8 settembre 1943, aveva una base in marrone-rossiccio con chiazze in verde e ocra.

Mimetica dei mezzi tedeschi (II GM):

Fino al 1942 i mezzi tedeschi erano dipinti completamente in grigio-blu; dal 1943 in poi il colore di fondo divenne giallo-ocra (dunkelgelb), con una mimetica in verde (feldgrun) e marrone-rossiccio (rotbrun); quest'ultimo spesso era costituito dal primer antiruggine lasciato a vista durante la successiva verniciatura del mezzo.
Nel 1944-45 si adottò lo schema "da imboscata", uguale al precedente, ma con l'aggiunta di puntini ocra sulle zone verdi e marroni e puntini verdi sulle zone ocra. Per l'inverno si spargeva sulla colorazione esistente uno strato di vernice bianca non permanente o di calce diluita. Ovviamente, a causa dei diversi scenari operativi e della discontinuità dei rifornimenti, ci furono un'infinità di varianti elaborate direttamente dagli equipaggi, sia per quanto riguarda la forma delle chiazze che per le sfumature di colore.

Tracce lasciate dai cingoli:
Si realizzano incollando alla base del diorama due strisce sottili di Das della larghezza dei cingoli e poi vi si preme sopra il modellino prima che asciughino. Una volta solidificato il Das, lo si dipinge in marrone con alcune lavature in nocciola, verde e ocra.
Per i segni lasciati sulla strada e sull'asfalto, si procede disegnando delle piccole linee irregolari in corrispondenza dei punti d'appoggio dei cingoli con una punta di stuzzicadenti bagnata nel colore bianco.

Lavature:

Il nero diluito riproduce le ombre ed evidenzia le pieghe; con il marrone si ottiene lo stesso effetto sull'incarnato. Il color fumo (marrone-grigiastro) è utile per simulare l'usura della vernice sulle piastre metalliche e dei metalli in genere (armi bianche ed armature); normalmente, la si passa prima del drybrush.

Drybrush:

Il colore dato a pennello asciutto (bagnare il pennello nella vernice e passarlo su un pezzo di carta fino a lasciare una traccia leggera) esalta le parti in rilievo dei modelli, accentuandone lo stacco dai recessi, necessariamente in ombra; è fondamentale per riprodurre la luce sulle pellicce, sulle capigliature e sulle barbe. Con questa tecnica si può rendere l'idea di tessuto o cuoio consumato (grigio chiaro), di vernice scrostata (argento), di polvere depositatasi sugli oggetti (ocra) o di macchie di fango (marrone).


A presto!

lunedì 22 novembre 2010

Il topo più grande del mondo (Sd.Kfz. 205 - Panzer VIII - Maus)

A seguito della megalomania che afflisse i vertici dell'esercito tedesco verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, si realizzarono, o almeno si progettarono, mezzi sempre più grandi.
L'unico che fece in tempo ad essere testato era stato progettato dall'ingegner Porsche (fondatore dell'omonima casa automobilistica) ed aveva l'ironico soprannome di "Maus" (topo):
Era un bunker semovente di 188 tonnellate e trasportava 6 uomini di equipaggio:
L'armamento era composto da un cannone da 128mm (già utilizzato sullo Jagdtiger), con un secondo coassiale da 75mm ed una mitragliatrice MG34 da 7.92mm:
Nonostante le dimensioni colossali (i soli cingoli erano larghi 1 metro l'uno), il mezzo era in grado di girare su sè stesso, invertendo la marcia sul posto:
Sulla coda spicca il grande serbatoio supplementare che riforniva il motore Daimler da 1200 hp:
I soldati che gli camminano accanto ci danno una chiara idea delle dimensioni del carro: l'uomo in primo piano ha un mitra MP40, mentre quello più lontano ha un lanciarazzi controcarro ad uso singolo Panzerfaust; entrambi indossano il lungo cappotto di lana grigio-verde in dotazione all'esercito.
Guardando sulla torretta, si nota il capocarro, che indossa la tenuta nera delle truppe corazzate, con la versione in tinta dello Schirmmutze (berretto da campo) che aveva sostituito la "bustina" nel 1943-44:
Testato nel poligono di Kummersdorf, è dubbia la sua partecipazione ai combattimenti svoltisi nella zona; quel che è certo, è che i soldati sovietici ne rinvennero alcuni esemplari danneggiati, da cui furono presi i pezzi per la realizzazione dell'unico veicolo attualmente esistente, quello conservato nel museo dei corazzati di Kubinka, in Russia.

Modello e figurini in plastica in scala 1.35 della Dragon.
La colorazione (con motivo mimetico realizzato a pennello asciutto) è basata sull'unica foto del mezzo reale appena riassemblato dai sovietici, dipinto con lo stesso schema ondulato in 3 colori (ocra, verde e marrone-rossiccio) che appare sulle immagini dei prototipi, ancora senza torretta, fotografati durante i test del 1944-45.
Tutto il mezzo è stato coperto con una lavatura in color fumo su cui ho lasciato cadere un po' di brecciolina prima che il colore fosse completamente asciutto; sui cingoli ho incollato la stessa erba da presepe che ho usato per la base, per simulare le zolle di terra che restavano attaccate.
Per riprodurre le tracce lasciate dai cingoli, si procede incollando alla base due strisce di Das, su cui si preme il modellino; una volta essiccato, si vernicia in marroncino con varie lavature di marrone scuro e diverse tonalità di verde.

Per una rassegna di film di guerra cliccate qui.

A presto!

In agguato (Jagdpanzer IV)

Trovandosi  a corto di mezzi, l'esercito tedesco, nella seconda metà della Seconda Guerra Mondiale, deviò parte della produzione di corazzati verso la realizzazione di cacciacarri senza torretta basati sugli scafi dei panzer III e IV, come lo Stug III e Stug IV:
I mezzi erano più semplici da produrre e, grazie alla sagoma bassa, erano facilmente occultabili, risultando ideali per le operazioni di sorpresa contro le colonne corazzate avversarie.
In primo piano la marmitta annerita dal calore: l'effetto si ottiene con un fondo nero trattato in rosso-mattone a pennello asciutto.
Le viste laterali pongono in evidenza la copertura di Zimmerit ed i ganci per gli Schurtzen (corazze aggiuntive appese ai lati dello scafo):
Lo zimmerit era una pasta di solfato di bario (40%), polivinilacetato (PVA) per il 25%, pigmento ocra (15%), segatura (10%) e solfito di zinco per il restante 10%, che serviva ad evitare che le mine magnetiche si attaccassero alle corazze dei mezzi. Fu sviluppata dopo la battaglia di Kursk del luglio 1943, ed applicata sui corazzati fino a quasi tutto il 1944, quando fu accantonata, poichè c'era il dubbio (mai confermato dai test) che l'esplosione dei proiettili anticarro potesse incendiarla.
Un primo piano sul muso mette in risalto il mitragliere che si fa dare un passaggio:
Modello e figurini in plastica 1.35 della Dragon.
Lo Zimmerit è realizzato con stucco da muri lavorato con un giravite a testa piatta; con una lavatura in color fumo se ne mette in evidenza il disegno.
I cingoli, incollati maglia per maglia, hanno ricevuto una lavatura in ocra, che ha coperto anche il treno di rotolamento e la parte bassa dello scafo; notare l'ondulazione imposta ai pezzi per simularne il peso.
I carristi indossano la versione verde dell'uniforme da veicolo, mentre il mitragliere ha uno degli ultimi modelli di giacca da combattimento, che, a causa dell'impoverimento dei materiali avvenuto verso la fine della guerra, era di colore più grigiastro rispetto alle produzioni precedenti.

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A presto!