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Visualizzazione dei post da Novembre, 2010

Ferri del mestiere

Ovvero: una rassegna degli attrezzi utili ai modellisti.
Cominciamo con le lime: ottime per ripulire i pezzi dai difetti di stampaggio, ne esistono di varie sezioni, anche se le più usate sono quella a coda di topo (seconda da destra) e quella quadrata (quarta da destra).
Di seguito troviamo le tronchesine a taglio angolare (in giallo) e a taglio dritto (in blu, al centro): mai staccare i pezzi dalle stampate con le sole mani!
Le pinzette raffigurate sono del tipo da elettricista, con la testa piatta (in blu, a destra), a coda di topo (in alto a sinistra, utili per piegare i pezzi piccoli e in fotoincisione) e a becchi curvi (in alto a destra, per posizionare parti minute in punti di difficile accesso):
Passando oltre, abbiamo un set di pinzette per la manipolazione dei pezzi più piccoli (molto utili quelle a rilascio, a sinistra), un taglierino (cutter) e vari tipi di colla; personalmente, io uso l'Attak per l'assemblaggio generale, l'attaccatutto in tubetto per le ampie…

Sancta Sanctorum: il tavolo da modellismo

Punto centrale dell'hobby in scala ridotta è il tavolo da modellismo:
Il tavolo stesso è lo strumento più importante: un posto dove operare e dove lasciare gli attrezzi e i modellini in fase di ultimazione, senza che nessuno debba aver motivo di metterci le mani!
Cominciamo il giro turistico, e, procedendo da sinistra verso destra, troviamo due scatole piene di barattoli di colore di varie marche, acquistati a seconda delle necessità e dei prezzi: in tutta onestà, non ho trovato differenze di resa tali da giustificare prezzi esagerati; lo stesso dicasi per i pennelli.
Per facilitare il mescolamento delle vernici prima di usarle, ho inserito nei barattoli dei piombi da pesca da 5 grammi: sono efficaci e di poco prezzo.
Nel portapenne in alto ci sono le lime ed accanto vediamo stuzzicadenti, taglierino e collanti vari:
Al centro c'è un'altra scatola con i colori di uso più frequente, con relativa vaschetta per acqua con portapennelli incorporato (acquistata da LIDL per pochi…

Carica di storia (USS Missouri)

Varata nel 1944, partecipò alle operazioni contro Iwo Jima ed in seguito ospitò la firma della resa ufficiale del Giappone (2 settembre 1945) al termine della Seconda Guerra Mondiale: è la corazzata Missouri.
Dopo la Guerra di Corea fu posta in riserva per circa 30 anni; dopo il raddobbo ed il rientro in linea nel 1986, partecipò alla Prima Guerra del Golfo. Attualmente, è un museo galleggiante ancorato nel porto di Pearl Harbor.
Nelle foto si vedono le torrette con i calibri principali da 406mm e gli innumerevoli pezzi di calibro inferiore, che costellano la nave per tutta la sua lunghezza:
Come d'uso durante la Seconda Guerra, la Missouri imbarcava due idrovolanti per la ricognizione, che venivano fatti decollare per mezzo di catapulte idrauliche e recuperati con una gru:
Dati tecnici:
Dislocamento: 59300 t; lunghezza: 271,27 m; larghezza: 32,92 m; equipaggio: 2788.

Modello in plastica della Hasegawa in scala 1.250.
Splendido il dettaglio delle molte parti da assemblare, con p…

Scatole di latta (M13-40)

Era questo l'appellativo poco lusinghiero con cui erano chiamati i carri armati M13-40 in dotazione al Regio Esercito:
Dotato di un cannone da 47mm, per un peso di 13 tonnellate e con 4 uomini d'equipaggio, fu il corazzato maggiormente prodotto dall'Italia durante la Seconda Guerra Mondiale e operò su tutti i teatri, dall'Africa alla Russia.
Nella vista frontale si nota l'armamento secondario, composto da due mitragliatrici Breda in postazione binata nella sovrastruttura ed una terza coassiale al cannone; ne era prevista anche una quarta sul tetto della torretta, in funzione contraerea.
I parafanghi coprivano i cingoli per tutta la loro lunghezza, ma spesso ne veniva rimossa gran parte in zona d'operazioni.
Già nel 1940-41 il mezzo risultava inferiore ai pari classe degli altri Paesi. La rigidità dell'acciaio e la sua bassa restistenza agli urti, nonchè la scelta di imbullonare le lastre tra loro, anzichè saldarle, faceva sì che la struttura tendesse a spac…

La guerra del tenente Indro

Indro Montanelli, giornalista, scrittore e storico, scomparso nel 2001, partecipò con il grado di tenente alla guerra d'Etiopia del 1935. Inquadrato nel XX Battaglione Eritreo, era al comando di una squadra di Ascari, inquadrati nel Regio Esercito:
Gli Ascari erano i componenti delle truppe coloniali italiane, reclutati tra la popolazione locale in Libia ed Eritrea.
Sulla spalla spiccano i gradi da Bulucbasci (Sergente), mentre la fascia ventrale riporta i colori del battaglione.
L'arma in dotazione è il fucile Carcano mod.59 in calibro 6.5mm a ripetizione manuale, lo stesso della fanteria nazionale.

Modellino in scala 54mm, interamente in metallo.
Una volta ripulito dagli sfridi dello stampo, ho coperto il tutto con un primer nero, su cui ho poi proceduto con la verniciatura. Una lavatura in marrone per l'incarnato ed in nero per tutte le altre parti ha creato l'ombreggiatura necessaria.
La base è una rondella di marmo, prelevata da un vecchio trofeo.

Per alcuni film …

Tecniche e suggerimenti

Vi propongo alcune dritte e curiosità che ho ricavato dalle fonti più disparate.

Schizzi di fango: Per riprodurre degli schizzi di fango su un modellino basta bagnare un vecchio spazzolino da denti nel colore diluito, accostarlo al modello e far scorrere sulle setole uno stuzzicadenti, partendo dall'estremità più lontana e tirandolo verso di sè; ripetendo il procedimento con più tonalità si avrà un effetto più realistico.

Zolle:
Il fango e le zolle di terra attaccatesi al mezzo si realizzano con pezzetti di stucco da muri incollati al modellino, lasciati asciugare e poi dipinti.
Metallo ossidato: Attenzione ai tubi di scappamento dei veicoli: le marmitte saranno arrugginite a causa del calore, quindi vanno dipinte in nero opaco e trattate a pennello asciutto con un marrone rossiccio. Lo stesso dicasi per tutte le superfici metalliche che si riscaldino nell'originale e per i cingoli.

Zimmerit: Lo zimmerit era una pasta di solfato di bario (40%), polivinilacetato (PVA) per il…

Il topo più grande del mondo (Sd.Kfz. 205 - Panzer VIII - Maus)

A seguito della megalomania che afflisse i vertici dell'esercito tedesco verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, si realizzarono, o almeno si progettarono, mezzi sempre più grandi.
L'unico che fece in tempo ad essere testato era stato progettato dall'ingegner Porsche (fondatore dell'omonima casa automobilistica) ed aveva l'ironico soprannome di "Maus" (topo):
Era un bunker semovente di 188 tonnellate e trasportava 6 uomini di equipaggio:
L'armamento era composto da un cannone da 128mm (già utilizzato sullo Jagdtiger), con un secondo coassiale da 75mm ed una mitragliatrice MG34 da 7.92mm:
Nonostante le dimensioni colossali (i soli cingoli erano larghi 1 metro l'uno), il mezzo era in grado di girare su sè stesso, invertendo la marcia sul posto:
Sulla coda spicca il grande serbatoio supplementare che riforniva il motore Daimler da 1200 hp:
I soldati che gli camminano accanto ci danno una chiara idea delle dimensioni del carro: l'uomo in prim…

In agguato (Jagdpanzer IV)

Trovandosi  a corto di mezzi, l'esercito tedesco, nella seconda metà della Seconda Guerra Mondiale, deviò parte della produzione di corazzati verso la realizzazione di cacciacarri senza torretta basati sugli scafi dei panzer III e IV, come lo Stug III e Stug IV:
I mezzi erano più semplici da produrre e, grazie alla sagoma bassa, erano facilmente occultabili, risultando ideali per le operazioni di sorpresa contro le colonne corazzate avversarie.
In primo piano la marmitta annerita dal calore: l'effetto si ottiene con un fondo nero trattato in rosso-mattone a pennello asciutto.
Le viste laterali pongono in evidenza la copertura di Zimmerit ed i ganci per gli Schurtzen (corazze aggiuntive appese ai lati dello scafo):
Lo zimmerit era una pasta di solfato di bario (40%), polivinilacetato (PVA) per il 25%, pigmento ocra (15%), segatura (10%) e solfito di zinco per il restante 10%, che serviva ad evitare che le mine magnetiche si attaccassero alle corazze dei mezzi. Fu sviluppata dop…