giovedì 31 maggio 2012

C'era una volta...

...un gruppo di avventurieri, incontratisi un pò per caso, che diede vita alle più strampalate avventure fantasy che la storia del Dungeons & Dragons ricordi.
Tutto cominciò con una vera e propria campagna di colonizzazione di una regione fredda ed inospitale: il Norwold.
Conquistatisi un feudo ed il titolo di baroni (e baronesse), decisero di unire le forze, dando vita ad una gestione condivisa delle risorse a disposizione.
Così, tra una missione per re Ericall (sovrano della regione) e una ricerca di tesori nascosti, il gruppo crebbe in affiatamento ed appoggio reciproco (forse!). 
Ma andiamo a conoscerli più da vicino.
Cominciamo dalla maga Eloriè:
Le sue arti magiche si combinano perfettamente con la grande attenzione con cui cura aspetto e frequentazioni, tanto che alla fine riuscirà a sposare lo stesso re Ericall, assurgendo, di fatto, al ruolo di regina!
Dopo una travagliata cerimonia di nozze, si è trasferita nel palazzo reale di Alpha, capitale del regno, ma ogni tanto torna a trovare gli altri.
Passiamo a Nia Silentdart:
Elfa dalle spiccate doti di comando, è un pò il capo e un pò la mamma del gruppo, di cui spesso fatica a tenere a bada alcuni elementi. Abile amministratrice, tiene i conti del bilancio del feudo e ne vaglia accuratamente ogni spesa.
Accanto a lei c'è Idril Evenstar:
E' il braccio destro di Nia, con cui condivide la passione per le missioni di infiltrazione "sotto copertura" nelle vesti di improbabili rudi fuorilegge, a caccia di informazioni nelle più sordide locande della zona; è dotata di un umorismo caustico che non risparmia nessuno!
La terza elfa del gruppo è Liriel Elensil:
E' una presenza incostante nel gruppo a causa della sua passione per i vagabondaggi solitari, ma forse è una fortuna, dato che ogni volta che è insieme a Nia e Idril si scatenano forze che rischiano di annientare tutti!
Nella foto di seguito troviamo il chierico Mnesys:
Donna di spiccati sentimenti umanitari, è più interessata ad usare la magia per guarire che per ferire e viene spesso trascinata in situazioni che eviterebbe volentieri. A volte con la testa tra le nuvole, non ha sempre ben chiaro il punto focale della situazione.
Passiamo al mago Rubrello:
Rubrello Motenai Yoda è un mago della gilda neutrale, per conto della quale gestisce una torre della magia in cui ospita e istruisce numerosi novizi (e novizie...); poliglotta convinto, è invischiato in vari traffici illeciti e scommesse clandestine insieme al chierico Bernardo:
Bernardo Gui è il priore della Chiesa di Nostro Signore Nero e collabora alle imprese dei nostri eroi soprattutto per interesse personale. La società con il mago Rubrello gli frutta notevoli introiti sottobanco che reinveste nel potenziamento del suo piccolo esercito personale.
A poca distanza da lui vediamo Wirbel Saure:
E' un halfling, ma, nonostante le sue ridotte dimensioni, non ha paura di nessuno. Solitamente accorto e calcolatore, non disdegna di gettarsi nella mischia quando è necessario.
L'altro halfling rappresentato è Brodo:
Brodo Boffin Pelopiede gestisce lo "Gnocchetto d'oro", ovvero la migliore locanda del feudo. Pur non essendo particolarmente pavido, la vicinanza di Nia lo rassicura molto, soprattuto perchè spesso è l'unica che non tenta di picchiarlo a causa delle sue stramberie e della sua lingua troppo lunga!
Sullo sfondo della foto si nota l'ultimo personaggio di questa carrellata:
Lightstorm di Whitevale si era già guadagnato il proprio feudo in una precedente campagna di conquista ed è stato costretto, suo malgrado, ad accettare l'ingombrante presenza dei nuovi arrivati. Anche lui è una presenza incostante nelle avventure del gruppo, operando, di solito, "dietro le quinte". Di carattere schivo e altezzoso, è il bersaglio preferito del sarcasmo di Idril e Brodo.

OK, per chi non lo avesse ancora capito, vi ho presentato i personaggi cui davamo vita io e i miei amici durante le nostre memorabili partite di D&D.
Per dargli forma tangibile, ho usato alcune miniature da 28mm della Games Worskhop, una della Rackham (Eloriè) ed una della Asmodeè (Mnesys); sono tutte in plastica, tranne la maga, il chierico bianco e i due Halfling (Hobbit), che sono in metallo bianco.
Diverse miniature sono state modificate per adattarle ai personaggi che dovevano rappresentare tramite la sostituzione di equipaggiamento ed armi con quelli di altre confezioni.
Su tutte è stato passato un fondo spray su cui ho dipinto a pennello i vari particolari.
La base è un tagliere in legno su cui ho incollato delle colonne in resina per acquari ed una strada realizzata in das. Il motivo dell'acciottolato si riproduce con uno stencil in rilievo in vendita nei negozi di belle arti e si dipinge con lavature in marrone e ocra e passate di drybrush in grigio per esaltarne i dettagli.
L'ingresso dell'edificio nell'angolo è costituito di tavolette di legno su cui ho inciso il motivo a riquadri con una sgorbia da falegname; la texture ruvida si ottiene con un'apposita vernice ad "effetto granito".
Erba da presepe e pietroline da decorazione incollate con il vinavil riempiono gli spazi liberi.

A presto!

giovedì 24 maggio 2012

Sacrario Militare Redipuglia

Inaugurato nel 1938, il sacrario militare di Redipuglia custodisce le salme di circa 100.000 caduti italiani della Grande Guerra. L’opera, realizzata su progetto dell’architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni, sorge nel territorio comunale di Fogliano Redipuglia, lungo le pendici del monte Sei Busi, teatro di aspri sconti durante il primo conflitto mondiale.
La Via Eroica, un corridoio fiancheggiato da 19 lastre di bronzo recanti i nomi delle località più duramente contese agli austro-ungarici, conduce direttamente alla tomba monumentale del duca d’Aosta, già comandante della Terza Armata.
Alle spalle del monumento si elevano i 22 gradoni che contengono le salme di circa 40.000 soldati identificati e che portano alla sommità del monte, dove, ai lati della cappella votiva, ci sono due grandi tombe comuni dove riposano circa 60.000 caduti ignoti.
Appena entrati, sulla destra, è conservata una trincea fortificata italiana del primo conflitto, che venne integrata nel progetto al momento della realizzazione.
Di fronte al sacrario c’è il monte Sant’Elia, sede della Casa della Terza Armata e del cimitero originario.
Al di fuori del museo si estende il Parco della Rimembranza, lungo il cui viale principale sono poste alcune lapidi commemorative…
…e le trincee della Grande Guerra, conservate pressoché intatte nei siti di scavo.
In cima al colle si trova il monumento ai caduti di tutte le guerre, realizzato con una colonna romana rinvenuta ad Aquileia.
Alcuni pezzi di artiglieria terrestre e navale circondano lo spiazzo:
Il complesso è il più grande sacrario italiano ed uno dei maggiori d’Europa.

Per maggiori informazioni cliccate qui.

A presto!

giovedì 17 maggio 2012

Operation Chastise

Il bacino industriale della Ruhr costituiva da sempre il maggior polo produttivo della Germania. Punto focale di tale complesso erano i bacini idroelettrici che fornivano forza motrice ed acqua a tutta la zona.
Nel 1943 la RAF decise di colpire le dighe di Mohne, Edersee e Sorpe. La maggiore difficoltà in tale azione era la resistenza delle dighe stesse, che avrebbero dovuto essere colpite con almeno 10 tonnellate di esplosivo da oltre 12000 metri di altitudine, poichè un eventuale attacco con siluri aviolanciati sarebbe stato bloccato dalle reti subacquee poste a difesa delle strutture, ma nessun aereo dell'epoca sarebbe stato in grado di raggiungere l'altitudine richiesta con un tale carico.
L'inventiva di Sir Barnes Wallis venne in aiuto: egli progettò una bomba "rimbalzante" di forma cilindrica e di circa 3 tonnellate di peso. Posto in rotazione inversa al senso di marcia dell'aereo da un motore ausiliario, e sganciato ad un'altezza e distanza precise dalla diga, l'ordigno sarebbe rimbalzato sul pelo dell'acqua superando le difese anti-siluro, per poi affondare a ridosso della struttura da distruggere. A questo punto sarebbe entrata in funzione la spoletta di profondità della Bouncing bomb, facendola detonare alla base della diga, in modo che la massa d'acqua del bacino avrebbe moltiplicato gli effetti dell'esplosione.
21 aerei Lancaster, codificati con le lettere dell'alfabeto e assegnati allo squadrone 617,  furono modificati allo scopo: date le dimensioni e il peso dell'ordigno, fu necessario rimuovere le porte del vano bombe e la torretta difensiva dorsale, in modo da ridurre la stazza complessiva. Gli aerei così modificati furono definiti Lancaster B mark III Special.
Gli equipaggi avevano a disposizione due strumenti appositamente creati per determinare altitudine e distanza dal bersaglio: un triangolo di legno e due riflettori. Il triangolo di legno, fissato alla cabina vetrata del bombardiere, avrebbe fornito la distanza orizzontale esatta quando due suoi vertici si fossero allineati visivamente con le estremità della diga, mentre i due riflettori, montati al di sotto dell'aereo, erano accuratamente angolati per formare un "8" quando l'altitudine (18 metri) fosse stata giusta per lo sgancio.
Il raid fu lanciato nella notte tra il 16 e il 17 maggio 1943 dalla base RAF di Scampton, 8 km a nord di Lincoln. Gli equipaggi furono divisi in 3 formazioni di nove, cinque e cinque aerei (due equipaggi non presero il via per motivi di salute), di cui l'ultima costituiva una riserva mobile per le prime due, per intervenire in supporto in caso di necessità o essere diretta su obiettivi secondari in caso di successo delle azioni principali.
In azione vediamo l'aereo del comandante dello squadrone 617 e della Formazione 1: il tenente colonnello Guy Gibson (segnale di chiamata G - George).
La sua azione si concluse in un nulla di fatto, poichè la sua bomba esplose troppo lontana dalla diga di Mohne per causare danni. L'ufficiale decise comunque di restare in zona per attirare il fuoco della contraerea e distrarre i caccia, facilitando l'azione degli altri equipaggi.
Al termine del'attacco le dighe di Edersee e Mohne erano distrutte e le vallate sotto di loro completamente inondate e prive di energia. La diga di Sorpe aveva resistito.
8 aerei non rientrarono alla base, per un totale di 53 vittime su 133 avieri impegnati, ma il successo dell'operazione fu innegabile. Il 617° squadrone si guadagnò l'appellativo di Dambusters (distruttori di dighe) e 34 dei sopravvissuti furono decorati a Buckingham Palace. L'azione viene ricordata da un memoriale a Woodhall Spa, nel Lincolnshire.
Due esemplari del Lancaster in versione standard sono conservati presso la base aerea di Duxford e il museo della RAF di Londra.

Diorama in scala 1:72 della Airfix, interamente in plastica.
L'aereo presenta qualche difficoltà nell'assemblaggio a causa degli incastri imprecisi, mentre la base in vacuform (circa 70 cm di larghezza) non offre un supporto valido per il peso del modellino. E' stato necessario inserire una piccola tavola di legno al di sotto del sostegno del Lancaster per ottenere la stabilità necessaria, inoltre poco tempo dopo aver scattato le foto ho dovuto aggiungere un supporto supplementare sotto la coda dell'aereo per evitare che si inclinasse eccessivamente.
I colori di base dell'aereo e della diga sono stati realizzati con bombolette spray. L'effetto acqua è facilitato dalla superficie ondulata del diorama, che va dipinta a spruzzo in maniera non uniforme. Una lavatura generale di nero su diga e aereo annulla i riflessi lucidi della vernice. Ottima la definizione delle decals.

Per una rassegna di film di guerra cliccate qui.
Canzone consigliata: Firestorm.

A presto! 

giovedì 10 maggio 2012

Panzer V - Panther

Prodotto dal 1943 per far fronte ai T-34 sovietici, il mezzo dovette affrontare inizialmente molti inconvenienti tecnici (causati dalla fretta con cui fu messo in linea), salvo poi dimostrarsi uno dei migliori carriarmati del secondo conflitto mondiale.
Le foto, scattate nel museo dei corazzati di Bovington (UK), mostrano un modello G, l'ultima versione prodotta.
Questa versione si distingueva dalle precedenti soprattutto per i laterali dello scafo, che non presentavano più il caratteristico "dente" verso la coda, e per l'assenza del visore del pilota nella piastra frontale, sostituita da un periscopio nel portello superiore, in modo da garantire una maggiore resistenza alla corazza. Fu realizzata anche una versione carro-recupero, il Bergepanther, che a sua volta fece da base per un esemplare unico costruito direttamente sul campo.
Di seguito, vediamo il mezzo in azione:
Sul finire della guerra alcune torrette furono montate su basi metalliche ed interrate per fungere da bunker anticarro lungo le linee di difesa che venivano via via contrapposte all'avanzata degli Alleati.

Dettagli tecnici:
lunghezza: 8.86 m; larghezza: 3.27 m; altezza: 3 m; peso: 45 t; equipaggio: 5; velocità massima: 46 km/h; calibro cannone: 75 mm

A presto!

giovedì 3 maggio 2012

Smaug il drago

« Un drago enorme color oro rosso lì giaceva pro­fondamente addormentato, e dalle sue fauci e dalle froge provenivano un rumore sordo e sbuffi di fumo, perché, nel sonno, basse erano le fiamme. Sotto di lui, sotto tutte le membra e la grossa coda avvolta in spire, e intorno a lui, da ogni parte sul pavimento invisibile, giacevano mucchi innumerevoli di cose preziose, oro lavorato e non lavorato, gemme e gioielli, e ar­gento macchiato di rosso nella luce vermiglia. Le ali raccolte come un incommensurabile pipi­strello, Smaug giaceva girato parzialmente su un fian­co, e lo hobbit poteva così vederne la parte inferiore del corpo, e il lungo, pallido ventre incrostato di gemme e di frammenti d'oro per il suo lungo giacere su quel letto sontuoso. »
J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit
Qui vediamo Smaug il Magnifico in piena azione, mentre respinge un attacco alla sua tana all’interno del monte Erebor, strappato ai Nani due secoli prima.

Il drago è dotato di particolare intelligenza e ama le discussioni enigmatiche, con cui mette in difficoltà i suoi interlocutori, in particolare Bilbo Baggins, che però non mancherà di scoprire il punto debole della sua corazza.
Tale segreto, giunto alle orecchie di Bard tramite un tordo, consentirà all’arciere di uccidere Smaug con una freccia magica.
Il modellino è un vecchissimo pezzo in metallo della Mithril di circa 15 cm di altezza, ali escluse.
Splendido il dettaglio delle parti, ma la coda non riesce a reggere il peso della parte superiore, così ho dovuto integrare il soggetto in una parete di roccia realizzata con il Das su un’armatura in cartone.
Sia il drago che la base hanno un fondo di colore spray su cui ho poi steso le altre tinte a pennello.
Un drybrush in varie sfumature di grigio e color sabbia esalta i volumi delle pietre, mentre le lavature forniscono le ombre necessarie e pongono in risalto i particolari.
Sulle ali ho steso il colore di base a pennello asciutto per illuminarne le parti in rilievo.
Per fornire maggiore stabilità al tutto ho incollato la base, anch’essa in metallo, su una basetta da modellismo in legno.

A presto!