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Il pianeta delle scimmie

Titolo originale: Planet of the Apes

Anno: 1968

Regia: Franklin J. Schaffner

Interpreti: Charlton Heston, Roddy McDowall, Kim Hunter

Trama:
Nell'anno 3978 un'astronave con a bordo 4 astronauti termina il suo viaggio nel lago di un pianeta sconosciuto. Uno dei componenti della squadra è morto a causa di un difetto nel sistema di ibernazione, mentre gli altri 3 devono raggiungere la riva più vicina su di un canotto, poichè la navicella sta affondando. Lasciato il posto per esplorare i dintorni, Dodge, Taylor e Landon vengono coinvolti nella battuta di caccia di alcune scimmie antropomorfe che uccidono il primo e catturano gli altri due insieme ad altri uomini, che, dall'aspetto, si direbbero appartenenti ad una civiltà preistorica. Imprigionato ed afono a causa di un colpo alla gola, Taylor scopre che le scimmie sono la razza dominante del pianeta e gli umani sono loro schiavi, mentre il suo compagno viene fatto lobotomizzare dal dottor Zaius, che teme che la sua capacità di parola possa essere sfruttata dagli esponenti del partito anti-schiavista per dimostrare che gli umani sono capaci di pensieri coerenti e dunque non possono essere sfruttati liberamente. Grazie all'aiuto di Cornelius e Zira, due scienziati, Taylor riesce a fuggire insieme a Nova, una donna che era stata imprigionata con lui, e a rifugiarsi in una zona vietata alle scimmie dai loro stessi governanti. Qui i fuggitivi trovano manufatti che testimoniano l'esistenza di una civiltà umana precedente a quella delle scimmie, svelando un mistero gelosamente custodito da Zaius, che li raggiunge insieme ad alcuni soldati e tenta di ucciderli. Dopo un breve scontro, Taylor cattura Zaius e costringe gli altri inseguitori alla resa, quindi chiede ed ottiene di essere lasciato libero con Nova nella Zona Proibita. Avviatosi a cavallo lungo la spiaggia, raggiunge i resti della Statua della Libertà, che gli rivelano di essere tornato sulla Terra dopo una catastrofe atomica che ha praticamente cancellato la civiltà umana.

Tratto dal romanzo omonimo di Pierre Boulle, il film è un'icona del cinema di fantascienza, che incarna la paura dell'olocausto nucleare dettata dalla Guerra Fredda, che in quegli anni era al suo culmine. Forte il tema della lotta all'oscurantismo, che ricalca il pensiero del movimento liberista e pacifista che era nato nelle università americane, soprattutto a causa del rifiuto per la guerra in Vietnam. Memorabili le ultime parole del protagonista: « Sono a casa... sono a casa. L'astronave è ricaduta sulla Terra sconvolta dalle esplosioni atomiche. Voi Uomini, l'avete distrutta! Maledetti, maledetti per l'eternità! Tutti! »

Nella foto: la dottoressa Zira.
A presto!

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All'interno delle mura della Cittadella che domina una delle colline della capitale ungherese si trova un bunker per il controllo del tiro antiaereo della Luftwaffe:
La struttura si articola su tre piani, dei quali solo due sono visitabili. Le statue di cera contribuiscono a riprodurre l'immagine di una struttura ancora in servizio, inoltre ci sono anche delle teche con armi e documenti d'epoca:
Subito all'esterno, una piccola esposizione di mezzi ed armamenti di origine sovietica:
In queste foto vediamo un obice da 200 mm, un semovente corazzato antiaereo ZSU 23/2... ...e un carro armato T-55: Lungo il muro di cinta c'è anche una sfilata di cannoni controcarro e contraerei di vari calibri:
Sulla collina è posta anche la statua che raffigura la Libertà e dalle mura di cinta si gode di un'ottima vista della città.
Per maggiori informazioni, vi rimando al sito ufficiale.

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Le basette sono state lavorate con i colori testurizzati Citadel.

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