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Foiba di Basovizza

Al termine della seconda guerra mondiale, i partigiani jugoslavi, comandati da Tito, entrarono in terrorio italiano, occupando Trieste e l'Istria. Con il desiderio di vendicarsi per quanto subito sotto la dominazione italo-tedesca e di imporre al nemico la propria dottrina comunista, misero in atto un feroce rastrellamento di militanti fascisti, militari italiani, oppositori al Comunismo o presunti tali. I malcapitati, tra cui molti civili estranei ai fatti contestati, vennero torturati e gettati, spesso ancora vivi, nei pozzi di origine naturale della zona, chiamati foibe (fosse), nel dialetto locale. Nel 1992 la foiba sita a Basovizza, nei pressi di Trieste e a pochi passi dal confine sloveno, è divenuta monumento nazionale:
Di seguito vediamo il cippo marmoreo che riproduce lo spaccato del pozzo:
Un monumeto metallico alla memoria dei caduti sovrasta la copertura, anch'essa metallica, che chiude la foiba vera e propria, attorniata dalle lapidi commemorative di varie associazioni e corpi militari:
Un piccolo sacrario all'interno del complesso custodisce la documentazione su quanto avvenuto.
Il 10 febbraio è il giorno ufficiale del ricordo di una strage passata largamente sotto silenzio negli anni successivi alla guerra e che, a tutt'oggi, resta una scomoda realtà della storia italiana.

A presto!

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Un primo piano del ponte con l'elevatore di prua in evidenza:
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